Circolo Ufficiali Marina Mercantile - Riposto

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                      Circolo Ufficiali Marina Mercantile

                                            Riposto

 

 

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Al signor Sindaco e sigg. Assessori

Al signor Presidente del Consiglio e sigg. Consiglieri

Comune di Riposto

e p. c. all’on. avv. Carmelo D’Urso – Via La Farina, 8 –Riposto

Allo scultore arch. Silvio Amelio – Roma

Al giornalista del giornale “La Sicilia” Salvo Sessa – Riposto

Ai sigg. Soci del Circolo

Alla cittadinanza tramite il sito www.artemare.it

 

Oggetto: Monumento ai caduti del mare. Completamento dell’installazione.

     Riscontro alle due comunicazioni dell’on. avv. Carmelo D’Urso

 

Dalla comunicazione del 19 agosto, inviatami per conoscenza dall’avv. D’Urso, apprendo dei giudizi negativi dell’assessore Calderone e del geometra Salvo Puglisi sul monumento in oggetto.

Sul parere del Puglisi confermo integralmente quanto riportato dall’avv. D’Urso. Nella discussione che ho avuto con lui, la mia valutazione non positiva sull’opera non poteva che riferirsi alla base e non certamente alla scultura, che ho sempre detto e scritto d’apprezzare.

Nella sopra citata lettera non leggo invece le motivazioni di dissenso dell’assessore Calderone. Non so quindi se siano politiche o derivanti da un giudizio di merito sull’opera. Se i motivi sono politici non metto parola: la vita politica è un mondo che non mi appartiene. Se la sua opposizione è rivolta al valore artistico dell’opera posso solo dire che a me la scultura piace, ma rispetto il giudizio di chi non l’apprezza. Nello stesso tempo, chi non l’apprezza dovrebbe rispettare il parere di chi invece ritiene l’opera pregevole. Del resto la storia insegna che tantissime opere artistiche, oggi universalmente riconosciute come beni dell’umanità, all’inizio hanno subito critiche negative, a volte anche feroci.

C’è anche da dire che lo scultore del nostro monumento non è uno sconosciuto. Basta andare su Google e scrivere “opere di Silvio Amelio”. Non sto qui ad elencare tutti i suoi lavori che si trovano in Italia, in molti paesi esteri ed anche nel nostro cimitero. (Vedi allegati n. 1, n. 2, n. 3, n.4).

Il critico d’arte Giuseppe Consoli, storico dell’arte del ‘400 e di Antonello da Messina, ha giudicato così il nostro monumento: un erigersi e snodarsi aereo di volumi gonfi e ricurvi che ricadono a ciocche fluttuanti. Di fatto questo insieme è solo apparentemente informale. In realtà, vi configura un’enorme onda anomala, in forma di testa mostruosa che risucchia vorace una parvenza antropoide. È dunque, direi, un autentico culmine ideativo dell’immaginario ameliano, fantasioso e, ancora una volta, a suo modo, volutamente realistico.

All’interno del 15° volume “Storie e racconti di mare”, pubblicato quest’anno, sono state inserite le foto dei 63 monumenti ai caduti del mare che sono riuscito a trovare in internet. Se c’è qualcuno che ha del tempo libero, si metta ad interpellare almeno 100 concittadini e faccia scegliere a ciascuno il monumento preferito. Dopo discuteremo sul risultato dell’indagine.

Per quanto riguarda la seconda lettera dell’avv. D’Urso del 27 agosto, non posso che confermare quanto da lui affermato, essendo io stato presente alla citata riunione assieme allo scultore Amelio ed ai tecnici del Comune. Ne consegue l’auspicio che quanto concordato in quella occasione sia realizzato il più presto possibile.

Qui voglio riferire una cosa che non avrei mai voluto dire. Durante i lavori di completamento dell’intera opera non sono stato mai interpellato. Quando mi accorgevo, dall’esterno e per caso, che le cose non andavano per il verso giusto, invitavo lo scultore a venire a Riposto. È accaduto 3 volte.

- Lo scultore è venuto una prima volta per stabilire il rivestimento in pietra lavica delle costruzioni realizzate in cemento armato. Questo poiché non era stato possibile costruire tali strutture interamente in pietra lavica, come richiesto dallo scultore, per ragioni di stabilità del monumento. In quella occasione, lo scultore chiese che le suddette superfici venissero ricoperte con “scorza” di pietra lavica.

- La seconda volta avvenne quando mi accorsi che il rivestimento richiesto aveva più che raddoppiato lo spessore delle colonne, deturpandone in questo modo la sagoma. La base di appoggio della scultura veniva invece lasciata non rivestita, rimanendo così di larghezza inferiore a quella delle colonne portanti e pertanto un obbrobrio. Ne conseguì la decisione di togliere tutto il rivestimento esistente, sicuramente fatto con tozzi di pietra lavica ricavati da qualche muro di campagna caduto per vecchiaia, e di ricoprire la struttura portante con lastre di pietra lavica di 3-4 cm.

Nella stessa riunione ci si accorse che la vasca prevista risultava estremamente piccola rispetto alla struttura monumentale, non permettendo perciò alcun gioco d’acqua. Per risolvere il problema si presero in considerazione due soluzioni: installare una contro-vasca più larga, oppure collocare un prato verde degradante attorno alla vasca. Si decise per la seconda soluzione, proposta dal figlio dell’ing. Mancuso ed accettata da tutti gli altri, tranne che dal sottoscritto, perché si disse che il prato avrebbe potuto creare un effetto ottico di riduzione della sproporzione tra vasca e struttura monumentale. Si stabilì, inoltre, di aspettare l’arrivo della scultura per porla momentaneamente sulla sua base allo scopo di valutare meglio i volumi tra le varie parti dell’opera e poter definire la soluzione migliore. Si disse anche che, dopo la verifica, la scultura andava riposta in altro luogo per facilitare la messa in opera del nuovo rivestimento. Purtroppo, la scultura venne fissata definitivamente dopo due lunghe telefonate a Roma per conoscere l’orientamento del monumento rispetto al mare. In questa occasione, a nessuno è venuto in mente di avvisare il sottoscritto. Fissando in modo definitivo la scultura, sono aumentate le difficoltà nell’esecuzione dei lavori concordati.

A questo punto mi corre l’obbligo di evidenziare un problema di comunicazione tra scultore ed ingegnere sulle dimensioni della scultura e della base di sostegno. So che i due soggetti si tenevano in contatto telefonico. Fatto sta che la scultura è risultata più lunga della base in cemento e per di più è stata fissata su un telaio metallico di forma ovale anziché rettangolare, come previsto sia nel bozzetto che nel plastico presentati dall’autore (All. n. 5). È certo che questo ed il fissaggio definitivo della scultura renderanno molto più difficile l’intervento di sistemazione.

Comunque, il sottoscritto era e rimane nella sua convinzione che il prato verde va fatto, sia perché lo scultore l’ha inserito nel suo plastico, sia perché incluso nel progetto esecutivo presentato a tutti i sindaci che si sono succeduti nel tempo e all’ingegnere che ha diretto i lavori esecutivi del porto turistico. E infine anche perché questo bacino pubblico, rispetto a quello privato, risulta estremamente scarno, se non privo, di vegetazione. Inoltre, resto convinto che è gioco forza allargare la vasca, sia per consentire i previsti giochi d’acqua e sia perché così restando l’effetto “pugno nell’occhio” è assicurato. Un altro “pugno nell’occhio” è già stato prodotto diminuendo l’area dedicata al monumento da 18x18 m ad 11x11 m e cioè da 344 mq a 121 mq. Riducendo la superficie di 223 mq, portandola quindi a circa un terzo di quella prevista e lasciando inalterata l’imponenza del monumento, si è creato uno squilibrio di veduta (All. n. 7).

Lo scultore è venuto una terza volta per concordare i lavori di completamento dell’opera monumentale. In quella occasione - con la presenza dell’autore Amelio, dell’avv. D’Urso, del sottoscritto, dell’ing. Mancuso, del p.i. Alfonzetti e dei rappresentanti della ditta che dovrebbe rivestire con lastre di pietra lavica tutte le superfici cementizie visive - si stabilì quanto va fatto per l’assetto definitivo del monumento. L’avv. D’Urso, nella sua del 27 agosto, ribadisce giustamente che i lavori di sistemazione concordati secondo le direttive dell’autore devono essere eseguiti. Si sappia che l’arch. Amelio non ha chiesto alcuna parcella per la sua opera. Ha chiesto ed ottenuto solo un contributo per le spese sostenute tutte le volte che è dovuto venire a Riposto e per i viaggi e soggiorni nella sede della fonderia, necessari per preparare il modello ed assistere alle fusioni.

Visto l’enorme tempo trascorso dall’istallazione del monumento, circa un anno e mezzo (ritardo da meritare l’inserimento nei Guinness dei primati), sentite tantissime lamentele da parte dei concittadini per la mancata inaugurazione, ne ho posto il problema il 7 agosto scorso nel corso della manifestazione Artemare, come risulta dall’allegata documentazione (all. n.6) in cui ho cercato in qualche modo di giustificare il ritardo. Mio auspicio è che quanto sopra esposto possa in qualche modo sollecitare l’accettazione e la messa in opera delle modifiche dovute in modo da procedere al più presto alla tanto attesa e dovuta festa di inaugurazione del monumento.

 

Riposto, 5 settembre 2010                                                                                                                                                                                              

Il Presidente

(Gioacchino Copani)