Circolo Ufficiali Marina Mercantile - Riposto

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On.le Bartolo Pellegrino
Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente

Via Ugo La Malfa, 169

90146 PALERMO

 

e p.c.            On.le Nino Amendolia - Deputato Regionale locale

On.le Nello Musumeci – Presidente Provincia Regionale di Catania 

Avv. Carmelo D’Urso - Sindaco di Riposto

T.V. Sandro Nuccio - Com.te Capitaneria di Porto di Riposto

 

 

Oggetto: Variante al Piano Regolatore Generale

               del Porto di Riposto

 

v                 Premessa

Alcune settimane fa si è tenuto a Riposto, con la partecipazione di tanti Onorevoli rappresentanti della Provincia e della Regione Siciliana, il Convegno “Quale Politica Turistica per la zona Jonico-Etnea”. Con un’unanimità impressionante e con la giusta visione di considerare la struttura portuale di Riposto patrimonio comune, gli intervenuti alla discussione hanno intravisto, nella nascente sezione di Porto turistico, l’opera che potrà creare sviluppo e crescita economica nella Zona oggetto del convegno. Noi, invece, non ci crediamo. Non ci crediamo, non perché siamo contrari, ma perché riteniamo che, così come sta sorgendo, il porto turistico non potrà offrire alcuna opportunità di sviluppo, né per Riposto e né per il suo hinterland. Sosteniamo, da anni, che la nautica da diporto stanziale (che qualcuno chiama “dormitorio di natanti”) non può avvantaggiare la vasta zona Jonico-Etnea. In questi ultimi anni, abbiamo visto sostare, nello specchio d’acqua del porto, circa 400/500 imbarcazioni da diporto. Ebbene, non abbiamo notato un che minimo risveglio economico.

Noi affermiamo che il porto turistico, per esercitare un notevole effetto trainante sullo sviluppo economico dell’intera zona jonico-etnea, deve:

Ø        essere concorrenziale e per esserlo deve avere caratteristiche d’avanguardia, adeguate infrastrutture terrestri e buoni              collegamenti con l’hinterland;

Ø        diventare un centro nautico di grande importanza;

Ø        poter accogliere imbarcazioni turistiche d’ogni taglia, compresi i mega-yachts, i catamarani, gli aliscafi e le barche d’epoca;

Ø        favorire la crescita del traffico passeggeri e consentire l’accosto a navi da crociera. Lo sviluppo odierno dei cosiddetti         “mezzi veloci” o “fast ferries”, piccole navi tecnologicamente avanzate e a basso consumo di carburante, sta rendendo            competitive le auspicate “autostrade del mare”.

Si sappia che non sarà la sola costruzione delle banchine del porto turistico a soddisfare le nostre attese, perché potrebbe verificarsi quanto è accaduto col porto commerciale. In quasi cento anni, si sono spese ingenti somme di denaro pubblico per i moli foranei e si sono ingiustamente trascurate tutte quelle opere a terra che avrebbero consentito, già da molto tempo, una buon’attività turistica e commerciale.

v                 Piano Regolatore Generale del Porto di Riposto in vigore

La stesura di tale Piano Regolatore, approvato con D.A. n. 1173/88 del 21/09/1988, risale ad oltre 15 anni fa, quando si favoriva il diporto di stazionamento, le dimensioni delle imbarcazioni non superavano i 25 metri e l’importanza di un porto turistico dipendeva dal numero dei posti barca. Siffatto Piano Regolatore, su una superficie liquida protetta di appena 154.000 metri quadrati, prevede, tra bacini da diporto e bacino peschereccio, ben 1.469 posti barca, dei quali 360 di solo 6 metri (oggi considerati appartenenti alla nautica “minore”), 400 (oltre il 25%) di 8 metri (in qualche porto turistico moderno i posti barca partono da 10 m) e nessuno per imbarcazioni di oltre 25 metri. Addirittura, i posti barca del secondo bacino turistico sono soltanto di 6, 8 e 10 metri. Pertanto, il Piano vigente risulta caratterizzato da una serie di parametri/indice (superficie specchi acquei, superficie aree a terra, rapporto tra posti barca e posti auto, rapporto tra specchi acquei e posti barca, ecc.) non rispondenti alle esigenze d’oggi. Per fare un solo esempio, il recente porto turistico di Roma, dei suoi 808 posti barca su 206 mq di superficie, non ne prevede nessuno di 6 metri, mentre ne include 2 fino a 30 m, 1 fino a 35 m, 2 fino a 40 m, 1 fino a 45 m ed 1 fino a 50 m. Inoltre, per gli 800 posti barca sono previsti, come box coperti e parcheggi interni ed esterni, ben 2.000 posti macchina. Si chieda, a chi di competenza, quanti sono i posti macchina al servizio dei quasi 1.500 posti barca del porto di Riposto.

Inoltre, questo PRGP risulta viziato da un grave errore nelle quote altimetriche che sta dando origine a non poche difficoltà d’interpretazione e di realizzazione del progetto. Infatti, tutte le quote del lungomare sono ridotte (per quale motivo?) esattamente di 221 cm rispetto a quelle reali.

La visuale del mare, per circa metà lungomare, è impedita da fabbricati a due elevazioni con altezze intorno ai 7,50 m. Dunque, addio al sogno di vedere attuato un lungomare che sia il salotto del paese e che sia di richiamo per chi desideri ammirare gli arrivi e le partenze di panfili, navi e traghetti passeggeri. E dire che alcuni servizi, per non ridurre di molto la visuale del mare, potrebbero essere interrati, con il vantaggio di risolvere il problema creato dai predetti 221 cm di dislivello. Ma tutti, finora, hanno fatto orecchie da mercante.

Ricordiamo, anche, che il Piano regolatore di un Porto deve tenere conto del fatto che nello specchio d’acqua vi scarichi un torrente di grossa portata e dove finora confluiscono acque luride.

 

v                 La fine del Porto commerciale

C’è da dire ancora che si sta cercando di costruire il porto turistico e quello peschereccio nella loro interezza, e cioè nelle dimensioni previste dal PRGP, senza tener conto della delibera del Consiglio comunale n. 135 del 09/06/1987. Tale deliberazione, che fa parte integrante del Decreto Assessoriale d’approvazione del PRGP, prevede che, nelle more della costruzione del nuovo bacino previsto a nord dell’attuale, l’attività commerciale del porto non venga intralciata. Ora, noi temiamo che i lavori in corso possano ridurre, o perfino eliminare, la capacità ricettiva della sezione commerciale del porto. Sarebbe un sacrilegio, per favorire un “dormitorio di natanti”, impedire l’ingresso alle navi che oggi, per i fondali e lo specchio d’acqua disponibili, potrebbero attraccare.

Il Decreto Regionale 7 marzo 2001, relativo alla Classificazione dei porti ricadenti nell’ambito del territorio della Regione siciliana, ha riconosciuto al porto di Riposto, oltre alle funzioni peschereccia, turistica e da diporto, quelle di commerciale e di servizio passeggeri. E, pertanto, non dovremmo essere noi, che non siamo niente e nessuno, ad assicurare la polivalenza del porto e ad impedire che l’enorme massa di denaro pubblico, spesa per la realizzazione di quest’opera, vada a finire, come si suole dire, “buttata in mare”. Questo dovrebbero farlo “altri”, specialmente oggi che l’intasamento delle vie autostradali costringe a preferire le cosiddette vie del mare e a ricercare ed utilizzare i porti adatti al piccolo e medio cabotaggio. A tale riguardo, abbiamo chiesto la razionalizzazione e il potenziamento delle strutture ed infrastrutture esistenti per consentire l'attracco a piccoli/medi traghetti e navi da crociera. Nello stesso tempo abbiamo segnalato alcune opere prioritarie, quali l'allargamento del lungomare, la costruzione di un terminal alla radice del porto per la sosta dei pullman e degli autotreni, l'individuazione di una via scorrevole di collegamento con l'ingresso autostradale.

 

v                 La nostra richiesta

Tutte queste cose, e tante altre, le abbiamo dette, scritte e fatte presenti molte volte. Le abbiamo dette nel 1994 in una riunione organizzata nei locali del Circolo con la partecipazione del Sindaco e del Presidente del Consiglio di allora, del progettista del Porto e di alcuni piloti dei porti di Catania e di Augusta. Le abbiamo ripetute nel corso del convegno “Muoversi per mare”, tenutosi nel febbraio del 1999, organizzato dal Comune, dalla Provincia e dall’Istituto Nautico locale. Le abbiamo riferite in un Consiglio comunale dove siamo stati invitati. Le abbiamo pubblicate integralmente sul volume “Riposto «Porto dell’Etna» e l’Artemare”. Le abbiamo riportate su manifesti affissi nelle strade del Paese. Ne ha parlato il quotidiano “La Sicilia”. Sono di pubblico dominio sul nostro sito internet: www.artemare.it. Ultimamente, nell’agosto 2001, ci siamo rifiutati di partecipare al Convegno organizzato dal Comune e dai commercianti di Riposto sul tema “Riposto, il mare, il porto e le attività produttive” inviando una lettera in cui s’invitava a passare “dal dire al fare” e dicendo ai commercianti “...che avranno ben poco da sperare se saranno ignorate, com’è stato fatto finora, le proposte che il Circolo porta avanti da anni”.

Finora, che noi sappiamo, non si è mossa foglia.

Per questo motivo ci rivolgiamo a Lei affinché, nell’ambito delle sue competenze, faccia predisporre una modifica al Piano vigente e si prodighi a ridurre i tempi tecnici d’approvazione.

Le saremo enormemente grati se:

Ø        si farà in modo che la suddetta variante preveda posti barca fino a 50 metri e permetta, almeno fino alla realizzazione della     nuova struttura commerciale, l’attracco a navi di più grosse dimensioni;

Ø        s’introducano strutture di banchinaggio innovative e flessibili e si valorizzino le attrezzature di supporto al turismo nautico di  transito, che poi è quello che porta maggior vantaggio alla comunità tutta;

Ø        si realizzi un lungomare che consenta il godimento del porto alla cittadinanza e ai turisti. Poiché il centro storico del Paese si  affaccia proprio sullo specchio d’acqua interessato dal porto turistico, ciò potrebbe causare un grave impatto ambientale;

Ø        si faccia in modo, per non ridurre la visuale del mare, di interrare quei fabbricati che, per la loro funzione, non richiedano      superfici aeree;

Ø        si risolva in modo razionale, infine, il grave problema dello scarico del Torrente Jungo.

Con un Porto così progettato, il turismo nautico riuscirebbe veramente a fare da volano allo sviluppo turistico di tutto il comprensorio, e Riposto, che non ha spiccate attrattive turistiche, potrebbe sperare di diventare il capolinea di un affascinante itinerario turistico attorno all’Etna.

Concludiamo affermando che il Circolo Ufficiali Marina Mercantile di Riposto non ha interessi da difendere, se non quello che il porto turistico sia realizzato nel migliore dei modi, per consentire davvero il rilancio economico del territorio jonico-etneo.

RingraziandoLa dell’attenzione che vorrà dare alla nostra richiesta, restiamo in attesa di un Suo cortese cenno di riscontro e Le porgiamo i nostri più deferenti ossequi.

Riposto, 10 gennaio 2002