Circolo Ufficiali Marina Mercantile - Riposto

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Intervento al Consiglio comunale del 10/04/2002

 

Sig. Presidente

Sigg. Consiglieri

Già prima di iniziare, chiedo, cortesemente, che questa nostra relazione scritta venga inserita nel Verbale della seduta, e di averne poi una copia autenticata. Questo perché, circa due anni fa, in un’analoga riunione di Consiglio, ho riferito alcune cose che, per quanto mi risulta, sono state del tutto ignorate.

Premessa

Penso che la maggior parte dei cittadini ripostesi, me compreso, se potessimo ritornare ad avere il mare che avevamo da bambini, forse non ci penseremmo due volte. I nostri Amministratori comunali, lentamente, in quasi due secoli di vita, ci hanno lasciato in dote una struttura che oggi preferiremmo non avere. Ormai l’opera è una realtà, e siccome non si può abbatterla per riappropriarci del mare, a questo punto è saggio sfruttare al massimo e al meglio le sue risorse. L’impegno del Circolo è rivolto in questo senso: ottenere dal porto un buon rendimento, senza però perdere tutto il nostro mare.

Sono in mala fede quanti, per interesse politico od economico, oppure per entrare nelle grazie del costruttore nella speranza di elemosinare qualche posto di lavoro, non avendo argomentazioni valide da contrapporre ai nostri suggerimenti, ci indicano come coloro che non vogliono la costruzione del porto turistico. Niente di più stupido. Perché il Circolo, per la sua stessa natura di associazione marinara, da anni si augura e si prodiga per uno sviluppo delle attività portuali. Si è favorevoli ad un porto polifunzionale, così com’è prescritto che deve essere nel Piano regolatore e così come risulta classificato dal Decreto Regionale del 7 marzo 2001 e cioè Porto commerciale e di servizio passeggeri, turistico e da diporto e peschereccio.

Noi affermiamo che il porto, per esercitare un qualche effetto trainante sullo sviluppo economico del Paese, deve avere determinate caratteristiche, che, disgraziatamente, non riscontriamo nell’attuale progetto di realizzazione dei due bacini turistici.

Per questo motivo da anni proponiamo di

- Rivedere il Piano Regolatore del Porto

- Proteggere la sezione commerciale e quella per servizio passeggeri

- Curare l’impatto ambientale

- Verificare le procedure di attuazione

 

Piano Regolatore Portuale

Abbiamo più volte suggerito di verificare se, a circa vent’anni dalla sua progettazione, non si stesse realizzando un porto turistico con sistemi di costruzione superati e con capacità ricettiva non più idonea alla nautica di oggi e se non fosse il caso di sfruttare il sottosuolo di tutta l’enorme banchina confinante con il lungomare.

Abbiamo segnalato l'opportunità di introdurre, per l'approdo delle imbarcazioni da diporto, strutture di banchinaggio innovative e flessibili. Non ha senso oggi costruire i pontili in muratura massiccia, perché, se dovessero cambiare le esigenze (come, in effetti, sono cambiate in questi ultimi vent’anni) si resterebbe vincolati a determinate dimensioni d’attracco.

Non c’è neanche motivo di realizzare la banchina di confine tra i due bacini così come si sta costruendo. Per il Genio Civile, che ha ceduto il progetto a Marina di Riposto, quella banchina avrebbe dovuto essere un molo di protezione e per tale motivo era previsto molo massiccio. Oggi, venendo a mancare la necessità della protezione a sud dello stesso, poteva benissimo essere realizzato “a giorno”.

Noi riteniamo che il Piano Regolatore Generale del Porto sia superato anche per quanto riguarda la capacità ricettiva per i diversi tipi d’imbarcazioni. Nella nautica da diporto si definisce:

- natante: ogni costruzione avente lunghezza f.t. non superiore a 7,50 m se a remi o a motore e a 10 m se a vela,

- imbarcazione da diporto: ogni costruzione superiore a 7,50 se a motore e a 10 m se a vela ma non superiore a 24 m,

- nave da diporto: ogni costruzione a motore o a vela superiore a 24 m.

Ebbene, il Piano del nostro porto prevede quasi metà dei posti barca di appena 6 e 8 metri, appartenenti alla cosiddetta “nautica minore”; l’altra metà sono imbarcazioni fino a 24 m. Nessun posto è previsto per nave da diporto.

Oggi la nautica minore viene esclusa dai porti turistici perché lo impone l’enorme traffico di imbarcazioni e navi da diporto. Il turismo di massa, che prima si spostava via terra in macchina o in autobus, oggi, a causa dell’intasamento autostradale, preferisce la via del mare e finalmente hanno preso consistenza le attese autostrade del mare. Venti anni fa i porti turistici avevano la funzione principale di stazionamento (diciamo garages) per natanti e imbarcazioni da diporto. Oggi prevedono lo stazionamento e il transito di imbarcazioni e navi da diporto. Per questi motivi abbiamo richiesto di rivedere il Piano Regolatore Portuale.

Noi del Circolo, siamo stufi dal sentirci dire che tutto ciò che proponiamo non può essere accolto perché bisogna rispettare il Piano Regolatore, mentre notiamo che si vuole rivoluzionare tutto, trasformando il molo a forma di dente di sega in molo dritto, modificando le dimensioni dei posti barca e convertendo i fabbricati riservati ai servizi fondamentali al porto in boutique e negozi vari.

Noi riteniamo che la modifica della capacità ricettiva del Porto, sia per l’impedimento dell’attività commerciale e sia per la variazione di numero e dimensioni dei posti barca, rientri in una nuova previsione del P.R.P. In ogni caso, a noi non interessa che si faccia la variante al Piano Regolatore. Noi vogliamo, soltanto, che le nostre proposte non vengano ignorate ricorrendo al ricatto dei tempi lunghi per un’eventuale variante. Per questo abbiamo chiesto l’intervento dell’Assessorato al Territorio della Regione, ma sono trascorsi tre mesi e pur interessando i deputati regionali Nino Amendolia e Giovanni Barbagallo, finora non abbiamo avuto nemmeno una risposta di cortesia. Ma noi intendiamo proseguire il discorso per il raggiungimento del nostro obiettivo, volto unicamente all’interesse del Paese.

 

Sezione commerciale e per servizio passeggeri

Questo Circolo, da anni, sostiene che, per una più completa utilizzazione del nostro porto, occorre che esso diventi polifunzionale e cioè che i già progettati porto turistico e porto peschereccio non sostituiscano l'esistente struttura commerciale, ma vengano ad integrarla. E a tale fine abbiamo chiesto la razionalizzazione e il potenziamento delle strutture ed infrastrutture esistenti onde consentire l'attracco a piccoli/medi traghetti e navi da crociera.

C’è da dire che si sta cercando di costruire il porto turistico e quello peschereccio nella loro interezza, e cioè nelle dimensioni previste dal P.R.P., senza tener conto della delibera del Consiglio comunale n. 135 del 09/06/1987. Tale deliberazione, che fa parte integrante del Decreto Assessoriale d’approvazione del suddetto Piano, prevede che, nelle more della costruzione del nuovo bacino previsto a nord dell’attuale, l’attività commerciale del porto non venga intralciata. Ora, noi temiamo che i lavori in corso possano ridurre, o perfino eliminare, la capacità ricettiva della sezione commerciale del porto. Sarebbe un sacrilegio, per favorire un “dormitorio di natanti”, impedire l’ingresso alle navi che oggi, per i fondali e lo specchio d’acqua disponibili, potrebbero attraccare.

 

Impatto ambientale

Molti sostengono che il miglior pregio del nostro porto turistico è quello di essere situato nel cuore del centro storico. Ciò è vero per i diportisti, ma non per noi. Perché temiamo il rovescio della medaglia e cioè che tale vicinanza possa degradare, deturpare, danneggiare, intasare il centro città. In effetti, oggi, nella realizzazione di un’opera marittima, di per sé carica di cause inquinanti, si deve tener conto delle tecnologie e dei mezzi disponibili per limitare l’impatto ambientale.

In un opuscolo, dal titolo “Il Porto turistico e peschereccio di Riposto”, a firma del sindaco ing. Rosario Mirone, si rileva che tra bacini turistici e quello peschereccio risultano edificati, su una superficie di mq 6.283, fabbricati per 52.020 mc. Una semplice divisione ci dà un’altezza media di 8,27 metri. I volumi di costruzione non è che siano molti, sono pochi, anzi molto pochi. Solo che queste costruzioni, per quasi metà del fronte del porto, impediscono la visuale del mare. Si rileva anche che il nostro porto ha una superficie liquida protetta di 154.000 mq e prevede una capienza di 1.476 posti barca. Faccio presente un solo esempio: il costruendo porto turistico di Fiumicino, su uno specchio liquido di 380.000 mq suddiviso in tre bacini, di cui il primo riservato al transito, prevede appena 1.200 posti barca.

Quindi, la reazione dei cittadini, nella riunione di sabato scorso, è stata legittima. A tutti i cittadini ha fatto rabbia il vedere riempire lo specchio di mare di migliaia e migliaia di metri cubi di sabbia e pietre, il sapere che le altezze dei fabbricati che dovranno nascere avranno quote veramente ingombranti. Anche se non saranno più di 12 metri, come ha assicurato il costruttore, i fabbricati sono in ogni modo previsti quasi tutti a due elevazioni di circa 8 metri.

 

Procedure d'attuazione

Il Sig. Sindaco, sabato scorso, ci ha letto quasi tutto il decreto dell'Assessore del Territorio e Ambiente relativo all’approvazione del Piano Regolatore del Porto con delle prescrizioni.

Io ora leggerò soltanto l’art. 3

Art. 3 - Il Comune di Riposto è onerato degli adempimenti consequenziali al presente decreto nonché alla trasmissione a questo Assessorato delle tavole di piano oggetto delle modifiche di cui al superiore art. 1).

Ora noi desideriamo sapere se il Comune ha ottemperato agli atti consequenziali specificati dall’art. 3 del Regolamento approvato. Diciamo subito che, in rapporto alla risposta che avremo, ci riserviamo un comportamento adeguato.

Siamo del parere che

- la Regione non avrebbe dovuto rilasciare la concessione di un progetto redatto dal Genio Civile Opere Marittime antecedente al Piano Regolatore e poi in esso incorporato.

- il Comune avrebbe dovuto contestare la suddetta concessione, perché rilasciata in difformità al Piano ed anche perché il porto turistico è stato progettato come un’unica entità e pertanto non può essere sdoppiata senza dare origine a tutti i gravissimi problemi che sta creando.

Inoltre, per sentito dire e per questo desideriamo conferma o meno se ciò corrisponde a verità, siamo venuti a conoscenza che il Comune, non consapevole dell’errore precedente, abbia dato pareri favorevoli a concessioni di aree che permetteranno alla ditta di affacciarsi prima sul primo bacino e successivamente di stendere il suo predominio fino al molo peschereccio. E ancora, sappiamo che il Comune, invece di avanzare richiesta di finanziamento per il molo di divisione tra secondo bacino turistico e bacino peschereccio, come sarebbe stato più logico, avrebbe chiesto il finanziamento per un pennello interno, compromettendo così un altro aspetto del bacino peschereccio che non condividiamo.

Le eventuali responsabilità del Comune possono avere delle attenuanti solo tenendo conto che la Regione Siciliana non ha ancora recepito la legge nazionale che deroga ai Comuni, come è giusto che sia, l’attivazione delle procedure e dell’organizzazione della Conferenza dei Servizi. Se così fosse stato sicuramente il Comune avrebbe avuto meno problemi nel gestire la situazione.

 

Il nostro impegno

La situazione è grave, rischiamo fortemente di realizzare un’opera fuori dei tempi, distruggendo così l’unica risorsa che potrebbe risollevare le sorti di Riposto. Noi da soli non ce la facciamo a lottare contro gli enormi interessi politici ed economici in gioco e pertanto chiediamo l’aiuto di tutti quei cittadini che desiderano, come noi, la realizzazione di un’opera efficiente e funzionale.

Noi abbiamo fatto il possibile e l’impossibile. Abbiamo iniziato nel 1994 con una riunione organizzata nei locali del Circolo, in cui erano presenti il Sindaco e il Presidente del Consiglio di allora, il progettista del Porto e alcuni piloti dei porti di Catania e di Augusta. Le nostre idee le abbiamo ripetute nel corso del convegno “Muoversi per mare”, tenutosi nel febbraio del 1999, organizzato dal Comune, dalla Provincia e dall’Istituto Nautico locale. Le abbiamo riferite in un Consiglio comunale dove siamo stati invitati. Le abbiamo pubblicate integralmente sul volume “Riposto «Porto dell’Etna» e l’Artemare”. Le abbiamo riportate su manifesti affissi nelle strade del Paese. Ne ha parlato il quotidiano “La Sicilia”. Sono di pubblico dominio sul nostro sito internet: www.artemare.it. Ultimamente, nell’agosto 2001, ci siamo rifiutati di partecipare al Convegno organizzato dal Comune e dai commercianti di Riposto sul tema “Riposto, il mare, il porto e le attività produttive” inviando una lettera in cui s’invitava a passare “dal dire al fare”, “ a prendere le decisioni del caso... perché è opportuno che, ad un Ente privato, che investe i propri capitali, si dica il più presto possibile, quello che può fare e quello che non deve fare” e dicendo ai commercianti “... che avranno ben poco da sperare se saranno ignorate, com’è stato fatto finora, le proposte che il Circolo porta avanti da anni”. L’estate scorsa abbiamo organizzato delle gite alle Isole Eolie per dimostrare a cittadini e politici la valenza delle nostre proposte. Infine il 10 gennaio di quest’anno abbiamo prospettato tutte le nostre perplessità alla Regione Siciliana.

La documentazione di tutti questi atti, può essere visionata e/o scaricata dal nostro sito, oppure può essere richiesta al Circolo.

 

Che cosa vogliamo l’abbiamo detto tante volte. Lo ripetiamo ancora una volta.

Il Circolo

v   è stato ed è favorevole al porto turistico, però è fermamente contrario al porto turistico che sopprima il porto commerciale e servizio passeggeri;

v   non vuole un porto turistico che sia solo un dormitorio di natanti, ma vuole che si prediliga il turismo di transito e che vengano previsti approdi per catamarani, aliscafi e grosse imbarcazioni da diporto dedicati al traffico passeggeri;

v   desidera che esso venga costruito nel migliore dei modi, secondo le tecnologie avanzate di oggi e nel rispetto delle leggi sull’ambiente;

v   consiglia di richiedere al Registro Navale Italiano la certificazione ambientale ISO 14001 al fine di competere più efficacemente con l’offerta di altri porti turistici concorrenti;

v   si faccia in modo, per non ridurre la visuale del mare, di prevedere sulle banchine confinanti con il lungomare i servizi essenziali per il funzionamento del porto e comunque di interrare parcheggi e fabbricati che, per la loro funzione, non richiedano superfici aeree;

v   desidera che si tenga conto delle necessità della nautica “minore”, attraverso la massima facilitazione al sistema terra-mare con scivolo pubblico per alaggio e varo imbarcazioni, e vengano assicurati spazi adeguati all’attività cantieristica anziché a servizi non essenziali;

v desidera, soprattutto, un lungomare che diventi il salotto del paese e sia di richiamo per la cittadinanza e i turisti dell’hinterland che desiderino ammirare gli arrivi e le partenze di mega Yachts, navi e traghetti passeggeri.

v  Infine, chiede con convinzione e fermezza che il primo bacino venga riservato, almeno per ora, esclusivamente al solo turismo di transito e pertanto ci si astenga dal realizzare i pennelli interni e si cerchi di ridurre la lunghezza della costruenda banchina di protezione per consentire un più ampio passaggio ai mezzi navali. Che venga, invece, al più presto realizzata la costruzione riservata al Club nautico e ai Servizi Generali che rappresentano un servizio essenziale per i diportisti, ma anche per i cittadini tutti.

A conclusione, aggiungiamo solo che realizzare un’opera portuale a regola d’arte e con un elevato standard di qualità oggi le tecnologie avanzate lo consentono e le leggi sull’ambiente lo impongono.

Il Presidente del Circolo
Ufficiali Marina Mercantile di Riposto
(Gioacchino Copani)